Il gendarme

Una foto in bianco e nero. Una foto di novant’anni fa.

C’è una donna seduta e cinque figli in piedi accanto a lei.
La donna ha i capelli raccolti ed indossa un vestito chiaro. È una donna piccola di statura, tanto piccola che i piedi a malapena sfiorano con la punta il pavimento. Ha lo sguardo severo e un mezzo sorriso.
I quattro ragazzi e la ragazza hanno l’aspetto pulito ed ordinato, nonostante i vestiti umili e le scarpe usurate.
Tutti hanno lo stesso naso, piccolo e dritto al centro del viso rotondo.
È una famiglia.
Quella donna seduta è la mia bisnonna Rosa. Quella ragazzina in piedi con i capelli neri e lunghi è nonna Mariuccia. I quattro ragazzini i miei prozii.
I fratelli guardano l’obbiettivo con un serio sorriso di circostanza, tranne uno. Lo vedi subito, sorride con gli occhi e sembra quasi prenderti in giro. È lo zio Peppino, che nella foto potrà avere otto anni e che sorride beffardo al fotografo, al mondo e alla vita.
Nonna Mariuccia osserva con me la foto.
“Sai Laura, questo è zio Peppino, guarda che occhi da furbacchione. Si cacciava sempre nei guai, e se non ne aveva, se li andava a cercare.
“Al paese, giocavano a fossa, un gioco d’azzardo, anche se a quei tempi c’era poco da scommettere, i soldi erano cosa rara. Comunque, era proibito giocarci e qualcuno, ricordo, passò qualche giornata in gattabuia.
“Peppino, che ai tempi non aveva neanche dieci anni, per guadagnarsi qualche soldo, faceva il palo. Se ne stava tutto il giorno lí, all’angolo della via, pronto a fischiettare qualora fosse passato un uomo in divisa blu.
“In realtà, in paese tutti sapevano cosa c’era dietro quell’angolo, probabilmente anche gli uomini in divisa blu, e ben preso lo seppe anche la nonna Rosa.
“Nonna Rosa era una donna dalle poche parole. Era lei il capo famiglia. Era nostra madre e nostro padre, e quando era il momento di fare l’uomo di casa, si metteva i pantaloni.
“Quel giorno nonna Rosa indossò i pantaloni e la cintura di pelle. Andó a prendere Peppino e lo portó a casa. Si diresse poi dagli uomini in divisa blu e li accompagnò dietro quell’angolo.
“Da quel giorno, in realtà, poco cambiò: i giocatori si trasferirono in un’altro vicolo e Peppino cercò altri modi per mettersi nei guai.
“Ma, da quel giorno, nonna Rosa si meritò il soprannome di gendarme e smise di mettersi i pantaloni.”

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