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Alla GAM

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Gaia alla GAM.

Dritta ed imbronciata davanti ad un dipinto del Casorati.

“Mama, questa donna ha appena finito di fare la doccia . E’ nuda e ha freddo. Non vuole mettersi quell’armatura. Guarda, mama, c’è solo l’armatura, non ha un vestito. L’armatura è di ferro. Il ferro è freddo e può tagliare… e poi la guerra non è cosa da femmine…”

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UNO, DUE, TRE, QUATTRO

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Essere UNO è bello.
Essere un UNO pieno, dritto e ben stabile è ancora più bello.
Essere un UNO grande è impegnativo.
Essere UNO e UNO vuol dire essere fortunati.
Vivere UNO e UNO è una gran cosa.
Se si diventa UNO di DUE, ovunque vai sei sempre a casa.
Quando si diventa UNO di TRE è grandioso.
Quando poi si diventa UNO di QUATTRO, è un gran casino, ma devi ringraziare l’altro UNO.
Perché se DUE è un bel numero, QUATTRO lo è di più!
Buon compleanno altro UNO!

Un omaggio alla fantasia di Tim Burton.

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And sit together, now and forever
for it is plain, as anyone can see,
We’re simply meant to be

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Fratelli si diventa

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Buon Natale

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Nulla è come sembra la notte della Vigilia.
Lo Spirito del Natale c’è, si sente, si vede, si percepisce.
Come il profumo di una buona torta o del pane fresco che si diffonde dal forno. Lo annusi, ed è Natale.
E capita che lo zucchero si trasformi in neve e scenda dal cielo. Ed è buona la neve, e i bambini lo sanno quanto è buona, tanto che li vedi a muso in su ed a bocca aperta sotto quella soffice cascata di zucchero di neve.
Perchè tutto è possibile a Natale, basta crederci.
Basta chiudere gli occhi e sognare, e i sogni si avvereranno, e le bambole danzeranno, e le renne voleranno tra le stelle, e l’amore avrà il buon profumo del pane appena sfornato.
Il buio sarà meno buio, il freddo meno freddo, la fame meno fame, la guerra meno guerra….
Chiudiamo gli occhi e sognamo che il Natale possa durare per sempre, perchè tutto può succedere la notte di Natale.

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Un omaggio a Tintin e il suo autore Hergé.

Correre con la corona non è da tutti.

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Un omaggio a tutti i Don Chisciotte, i Sancho Panza e i mulini a vento passati, presenti e futuri.

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Fili

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Ci sono fili.
Fili di lino e fili di seta.
Fili di plastica e fili d’argento.
Fili duri e fili elastici.
Fili bagnati e fili usurati.
Fili tirati e fili allungati.
Fili strappati e fili tagliati.
Fili corti e fili lunghi.
Fili bianchi e fili neri.
Fili intrecciati e fili solitari.
Fili che portano a qualcosa e fili che portano a niente.
Fili invisibili.
Fili.

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Povera Italia

Chi è il pagliaccio?

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Una foto in bianco e nero. Una foto di novant’anni fa.
C’è una donna seduta e cinque figli in piedi accanto a lei.
La donna ha i capelli raccolti ed indossa un vestito chiaro. È una donna piccola di statura, tanto piccola che i piedi a malapena sfiorano con la punta il pavimento. Ha lo sguardo severo e un mezzo sorriso.
I quattro ragazzi e la ragazza hanno l’aspetto pulito ed ordinato, nonostante i vestiti umili e le scarpe usurate.
Tutti hanno lo stesso naso, piccolo e dritto al centro del viso rotondo.
È una famiglia.
Quella donna seduta è la mia bisnonna Rosa. Quella ragazzina in piedi con i capelli neri e lunghi è nonna Mariuccia. I quattro ragazzini i miei prozii.
I fratelli guardano l’obbiettivo con un serio sorriso di circostanza, tranne uno. Lo vedi subito, sorride con gli occhi e sembra quasi prenderti in giro. È lo zio Peppino, che nella foto potrà avere otto anni e che sorride beffardo al fotografo, al mondo e alla vita.
Nonna Mariuccia osserva con me la foto.
“Sai Laura, questo è zio Peppino, guarda che occhi da furbacchione. Si cacciava sempre nei guai, e se non ne aveva, se li andava a cercare.
“Al paese, giocavano a fossa, un gioco d’azzardo, anche se a quei tempi c’era poco da scommettere, i soldi erano cosa rara. Comunque, era proibito giocarci e qualcuno, ricordo, passò qualche giornata in gattabuia.
“Peppino, che ai tempi non aveva neanche dieci anni, per guadagnarsi qualche soldo, faceva il palo. Se ne stava tutto il giorno lí, all’angolo della via, pronto a fischiettare qualora fosse passato un uomo in divisa blu.
“In realtà, in paese tutti sapevano cosa c’era dietro quell’angolo, probabilmente anche gli uomini in divisa blu, e ben preso lo seppe anche la nonna Rosa.
“Nonna Rosa era una donna dalle poche parole. Era lei il capo famiglia. Era nostra madre e nostro padre, e quando era il momento di fare l’uomo di casa, si metteva i pantaloni.
“Quel giorno nonna Rosa indossò i pantaloni e la cintura di pelle. Andó a prendere Peppino e lo portó a casa. Si diresse poi dagli uomini in divisa blu e li accompagnò dietro quell’angolo.
“Da quel giorno, in realtà, poco cambiò: i giocatori si trasferirono in un’altro vicolo e Peppino cercò altri modi per mettersi nei guai.
“Ma, da quel giorno, nonna Rosa si meritò il soprannome di gendarme e smise di mettersi i pantaloni.”

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