L’uomo del mare

l'uomo del mare C’era un uomo che viveva in mezzo al mare, su una zattera di legno e passione.

La sua pelle brillava dei cristalli di sale e i suoi occhi, resi chiari dal sole, parlavano del mare.

Lui aveva un dono, sentiva il futuro del mondo.

E lo sentiva dentro, tra la testa e il cuore, come un urlo assordante.

Il mare ovattava il rumore dei suoi pensieri, il sole gli bruciava la pelle e attutiva il dolore del cuore.

Era un custode dei sentieri d’argento, ma non li poteva percorrere o cambiare.

Sentiva la terra ribollire di rabbia e il cielo incupirsi di amarezza, sentiva il pianto della natura e l’ottusa cupidigia degli uomini, sentiva che l’universo si stava inesorabilmente piegando verso l’autodistruzione, ma non sentiva nulla di se, come se sul suo sentiero d’argento gravitasse una zona d’ombra.

Viveva così, profeta tra i sordi, lontano dagli uomini, in mezzo al mare, alla ricerca disperata di quel silenzio che gli avrebbe permesso di ascoltare il suo respiro.

Alter ego

C’era una donna…

che percorreva i sentieri d’argento ed ascoltava il respiro di quell’uomo. Lo ascoltava da sempre, come se fosse il suo. Non c’era battito del suo cuore in cui non si sentisse l’eco del mare.

Lei vedeva ciò che al custode non era dato vedere: vedeva la sua zona d’ombra.

C’era un tempo in cui ne aveva avuto paura, ma aveva imparato ad accogliere la paura, perché quella donna aveva un dono, sapeva sperare.

Ed era una speranza data da quel che vedeva nello stesso sentiero d’argento dell’uomo del mare.

L’uomo e la donna s’incontravano nei i giardini della notte, lungo la zona d’ombra.

L’uomo srotolava le reti colme di dolore e tormento, la donna le puliva con lacrime e speranza.

pianto

Era un attimo, ma in quell’attimo l’uomo percepiva il suo respiro sibilare e la donna sentiva l’amore di quell’uomo esploderle dentro.

Le sembrava di poter prendere in mano il cuore di lui, un cuore pieno di solchi e ferite, e di sentirlo puro come quello di un bambino. Avrebbe voluto tessere un’armatura d’acciaio per proteggere quel cuore martoriato, avrebbe voluto sostituirlo con il suo.

Ma l’amore non sempre può tutto e l’istante terminava e l’uomo ripartiva verso l’orizzonte e la donna ritornava a custodire il respiro dell’uomo del mare.

Era una storia triste di due anime incomplete, divise da un dono sbagliato.

La donna parlava all’uomo del sentiero d’argento che lei vedeva, ma l’uomo sembrava non ascoltare, come se tutto ciò che riguardasse la sua zona d’ombra dovesse rimanere oscura ai suoi sensi. Sapeva, la donna, che quel sentiero era un sentiero di luce e speranza, se solo l’uomo avesse creduto in lei.

Ma un giorno la donna regalò all’uomo un quaderno rilegato con un filo di luna e chiese all’uomo di iniziare una storia che lei avrebbe continuato.

libro

Lui scrisse di una donna che percorreva i sentieri d’argento e di un uomo che li custodiva. Scrisse dei loro incontri tra i giardini della notte e del loro essere incompleti per un dono sbagliato.

La donna scrisse che poteva vedere il sentiero d’argento dell’uomo del mare, e… «Descrivilo donna» scrisse l’uomo.

«Vedo un uomo e una donna ormai anziani, seduti all’ombra di un gelso. Sfogliano un libro rilegato da un filo di luna e sorridono. L’uomo ascolta il suo respiro dal cuore della donna. C’é silenzio attorno e dentro di loro. Sono un’anima finalmente completa per un dono sbagliato».

 

mare

Fili

Ci sono fili.
Fili di lino e fili di seta.
Fili di plastica e fili d’argento.
Fili duri e fili elastici.
Fili bagnati e fili usurati.
Fili tirati e fili allungati.
Fili strappati e fili tagliati.
Fili corti e fili lunghi.
Fili bianchi e fili neri.
Fili intrecciati e fili solitari.
Fili che portano a qualcosa e fili che portano a niente.
Fili invisibili.
Fili.

Buon Natale

Nulla è come sembra la notte della Vigilia.
Lo Spirito del Natale c’è, si sente, si vede, si percepisce.
Come il profumo di una buona torta o del pane fresco che si diffonde dal forno. Lo annusi, ed è Natale.
E capita che lo zucchero si trasformi in neve e scenda dal cielo. Ed è buona la neve, e i bambini lo sanno quanto è buona, tanto che li vedi a muso in su ed a bocca aperta sotto quella soffice cascata di zucchero di neve.
Perchè tutto è possibile a Natale, basta crederci.
Basta chiudere gli occhi e sognare, e i sogni si avvereranno, e le bambole danzeranno, e le renne voleranno tra le stelle, e l’amore avrà il buon profumo del pane appena sfornato.
Il buio sarà meno buio, il freddo meno freddo, la fame meno fame, la guerra meno guerra….
Chiudiamo gli occhi e sognamo che il Natale possa durare per sempre, perchè tutto può succedere la notte di Natale.

La principessa raffreddata e Don Chisciotte – parte quinta

DC –
Sono cavaliere perché ero stufo dei miei vestiti.
L’armatura mi protegge da questa realtà sconnessa.
Sará davvero pazzia la voglia di rendere più vero il mio sognare?

PR –
Pazzia o malattia, cavaliere?
Pazzia o raffreddore?
Sai, cavaliere, il mio raffreddore non é come un qualsiasi altro raffreddore . É più simile ad un’allergia.
L’allergene é parte di me.
Non sarei principessa senza il mio raffreddore.
Sono più affezionata ai miei fazzoletti che alla mia corona.
Si sa che il naso che cola é fastidioso, ma lo starnuto… giá lo starnuto… lo starnuto é la mia liberazione.
ETCIÙÙÙ!
Starnutisco e mi si allarga il cuore.

DC –
Saranno bolle di sapone o stelle, principessa?

PR –
Forse fiocchi di neve, cavaliere!

La principessa raffreddata e Don Chisciotte – parte terza

Sei più tu cavaliere, o io principessa?
Io porto una corona e tu un’armatura.
Che la mia corona sia di carta e la tua armatura di latta, importa poco.
Importa invece che io continui ad essere dentro la mia bella torre che profuma di ciliegie e che  tu continui a dormire al chiarore della luna. La stessa luna che un tempo mi promettesti.
E dire che quella luna è ancorata alla tua lancia, ma forse l’hai dimenticato, o forse hai cambiato idea.
Ora dormi, io osservo le stelle.
Ti ricordi quando le si guardava insieme?
Si guardava le stelle insieme ed erano le stesse stelle, lo stesso cielo, lo stesso istante.

Sono più uomo io, o bimba tu?
Io porto con me una lancia e tu indossi un pigiama.
Che la mia lancia sia di zucchero e il tuo pigiama di seta, importa poco.
Importa invece che tu non scenda dalla torre a prendere la luna e a liberarla nel cielo. La stessa luna che un tempo ti promisi.
E dire che la torre tanto alta non è, ma profuma di ciliegie e smetterà di profumare se scenderai. Forse è per questo che non scendi o forse hai cambiato idea.
Chiudo gli occhi per sognare le ciliegie ed ascoltare le stelle.
Ti ricordi quando le si ascoltava insieme?
Si ascoltava le stelle insieme ed avevano lo stesso suono, lo stesso ritmo, la stessa musica.